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Viaggio e musica: due passioni buzzatiane Omaggio a Marie-Hélène Caspar (1945-2020)

Notizia del 06/10/2020

Scritto da

Pubblicazione di un volume della collana Quaderni del Centro Studi Buzzati numero diretto da Delphine Gachet (Université Bordeaux Montaigne), Cristina Vignali-De Poli (Université Savoie Mont Blanc, Chambéry), Alessandro Scarsella (Università

Ca’Foscari, Venezia) e Silvia Zangrandi (IULM, Milano).

Viaggio e musica: due passioni buzzatiane Omaggio a Marie-Hélène Caspar (1945-2020)

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L’Associazione Internazionale Dino Buzzati desidera rendere omaggio a Marie-Hélène Caspar, una delle grandi figure dell’Associazione, scomparsa lo scorso 17 marzo, dedicandole un numero della collana Quaderni del Centro Studi Buzzatiani.

Marie Hélène Caspar ha dedicato la grande maggioranza dei suoi studi all’opera di Dino Buzzati, scrittore per il quale nutriva un forte interesse e che purtroppo non ha mai avuto occasione di incontrare: Marie Hélène Caspar ha iniziato infatti la tesi di dottorato sull’opera buzzatiana nel 1972, anno della scomparsa dello scrittore.

Se Marie-Hélène Caspar ha scelto di occuparsi di Buzzati con un’attenzione costante è chiaramente perché aveva un certo numero di punti in comune con lo scrittore. A partire dall’attaccamento alla regione alla quale entrambi sono intimamente legati, il Veneto di Feltre e Belluno: Buzzati perché vi era nato, Marie-Hélène Caspar perché i genitori erano originari di quei luoghi.

Ma al di là di questi dati biografici, due almeno furono le passioni in comune : la musica e il viaggio, temi peraltro centrali dell’opera di Buzzati. Ragion per cui abbiamo voluto che costituissero gli assi portanti di questo volume.

1) la musica

Sin da giovane, Dino Buzzati studia il violino («con un accanimento folle», secondo le sue stesse parole) poi il piano; tale educazione musicale lo avvicina per sempre alla musica classica. Una volta entrato al Corriere della Sera, uno dei primi incarichi a venirgli affidato è quello di vice-critico musicale, incarico che espleta con la serietà e l’impegno che gli sono propri. Ma anche con la paura di non esserne all’altezza, non avendo – come scriverà all’amico Brambilla – una formazione da critico musicale. Il 1954 è un anno chiave che sigla l’incontro tra Buzzati e Chailly attorno al primo libretto d’opera dello scrittore, Ferrovia soprelevata: inizio di una collaborazione – e di una amicizia – fruttuose. Senza dimenticare che il Buzzati pittore realizzò alcune scenografie di balletti e opere. Quest’amore per la musica nutre anche la sua opera: obiettivo di questa sezione è sondare in che modo, partendo da molteplici angolature:

– si potranno rilevare tutte le occorrenze di citazioni presenti nell’opera buzzatiana: quali sono i tipi di musica, i pezzi, i compositori menzionati da Buzzati. In che termini ne scrive?

Quali dibattiti teorici si incontrano nella sua opera (musica dodecafonica, per esempio)? Ci sono descrizioni di melodie, di musiche, ...?

L’interesse manifestato da Buzzati per certe musiche ha influenzato il suo stile, per esempio in Poema a fumetti il cui protagonista è un giovane cantante pop?

– a livello tematico, ci si potrà interessare ai racconti che mettono in scena l’universo musicale, come luoghi dedicati alla musica ( «Paura alla Scala», …) o personaggi di compositori, direttori d’orchestra, musicisti («La notizia», «E se», «Il musicista invidioso», «Fine drammatica di un noto musicista»…).

– sempre a livello tematico, si studierà la presenza di musica, canzoni o, in maniera più ampia, dei diversi suoni e sonorità nei testi – musicalità della natura/della città,… («La canzone di guerra», «Il registratore», «Il vento », i rumori della caserma nel Deserto dei Tartari, le chanzoni popolari in Un amore, la musica elettronica ne Il grande ritratto, il canto del vento Matteo e della natura ne Il Segreto del Bosco Vecchio, ecc.) Talvolta armoniose, tali sonorità possono anche essere cacofonia: qual è allora il valore di tale discordanza?

– a livello formale, si studierà la musicalità dei testi buzzatiani: Buzzati era molto attento alle sonorità dei termini che utilizzava, delle frasi che costruiva dando una dimensione orale alla propria prosa. Si potrà quindi analizzare la musicalità della prosa e della poesia del Buzzati poeta (Il capitano Pic, …) o inserendo passaggi in rima in alcuni dei suoi libri (La Famosa invasione degli orsi in Sicilia, …) e nel teatro.

Ci si interesserà anche ai testi che grazie ad un lavoro di riscrittura di Buzzati stesso o grazie all’intervento di registi sono andati in scena, nonché alle trasformazioni che hanno subito («Il Mantello» è stato nell’ordine un racconto, un testo teatrale, un libretto d’opera,...)

– un’attenzione particolare verrà riservata ai testi musicali scritti da Buzzati per essere messi in musica e alla collaborazione tra il compositore (Chailly) e il librettista (Buzzati). Quando Buzzati passa dalla scrittura narrativa abituale alla scrittura «pre-musicale» del libretto, cosa accade? Modifica il proprio modo di scrivere? come? Quando riprende un testo narrativo già scritto, su quali punti in particolare si concentrano i cambiamenti?

– si potrà allora cercare di capire cosa avviene di tale musicalità dei testi buzzatiani o dell’universo sonoro evocato quando i testi vengono tradotti. La lingua d’arrivo permette di ritrovare tali effetti? Il traduttore ha cercato di renderli? In che modo?

– Cosa avviene nel caso di una traduzione transmediale? Come si pone il problema della musicalità al cinema, a teatro, nel fumetto?

2) Il viaggio

Buzzati nasce a San Pellegrino, a qualche chilometro soltanto da Belluno, ritorna regolarmente a trascorrere l’estate nella villa di famiglia, mentre risiede a Milano d’inverno. Le deambulazioni tra la Val Belluna e il capoluogo lombardo, tra il paesaggio veneto e il paesaggio urbano, costituiscono una prima forma d’inspirazione letteraria per il giovane scrittore.

A tale dimensione intima del viaggio, permessa dalle condizioni famigliari agiate, si aggiungerà presto per Buzzati la dimensione del viaggio nell’immaginario, in particolare dopo l’incontro con Arturo Brambilla al Ginnasio Parini di Milan, nel 1916, all’età di dieci anni.

L’amicizia con Brambilla si nutre d’arte, di letteratura, di un amore condiviso per la montagna e del fascino provato in comune per il mistero. I due giovani fanno assieme la scoperta del mondo attraverso libri che permettono loro un viaggio nell’immaginario: entrambi nutrono una passione per l’antico Egitto, per i romanzi dell’Ottocento, per Dostoïevski, per la pittura di Rackham, per la lingua tedesca. Spazi e mondi immaginari che Dino e Arturo scoprono insieme, lasciando le tracce di queste scoperte nella loro ricca corrispondenza. Questi viaggi con la fantastia diventano presto la loro « patria », una patria cerebrale, certo – « ci si viveva colla testa » [Album Buzzati, p. 49].

Il 10 luglio 1928 Buzzati entra per la prima volta in via Solferino a Milano, al Corriere della Sera. Inizia così la sua carriera giornalistica che gli permetterà rapidamente di cominciare a viaggiare. Prima come cronista, poi come reporter, ed è proprio in qualità di reporter che si sposta tra commissariati di polizia ed ospedali in cerca di informazioni da portare alla redazione del quotidiano. Nel novembre 1929, Buzzati entra nella redazione del Corriere. Un cambiamento di statuto al giornale che lo porta ad interrompere i propri spostamenti e che Buzzati sembra vivere con sollievo: «Dunque, io sono passato interno nel senso che sia il mattino sia il pomeriggio, non giro più i commissariati e rimango invece in redazione a compilare le notizie portate dagli altri.», scrive all’amico Brambilla [Album Buzzati, p. 118].

Dieci anni più tardi, nel 1939, Buzzati inizia la propria carriera come inviato speciale al Corriere; i suoi viaggi lo portano in Etiopia ed in altre zone dell’Africa orientale e mediterranea. E quando l’Italia entra nel conflitto, vi si renderà come corrispondente di guerra. Nel luglio 1940 Buzzati riceverà incarico da Borelli, direttore del Corriere, di seguire la guerra navale nel Mediterraneo, diventando in tal modo, e per tre anni, corrispondente di guerre.

Più tardi, all’inizio degli anni sessanta, sarà di nuovo il giornalismo a permettere a Buzzati di continuare a viaggiare. Fu inviato per brevi soggiorni tra l’altro in Giappone, a Gerusalemme, a New York, Washington, in India e a Praga e questi viaggi saranno di nuovo oggetto di articoli di suo pugno.

Questa sezione del volume permetterà di affrontare il viaggio sotto diverse angolature:

– a livello tematico, si potranno analizzare i racconti, gli articoli, le cronache che mettono in scena la dimensione del viaggio, per studiarne in particolar modo i luoghi, reali o immaginari, e i personaggi che Buzzati vi delinea: come interagiscono con il paesaggio o il luogo che occupano? Quali emozioni vive il personaggio? Quale relazione esiste tra tempo, spazio e personaggio? Più in generale si potrà studiare la dimensione dello spostamento, nello spazio e nel tempo, per capire in che modo Buzzati utilizzi il tema come motore narrativo dei suoi racconti, o dei suoi romanzi.

– sempre a livello tematico, ci si potrà interessare allo strano e alla figura dello straniero: il viaggio diventa allora elemento cardine di una riflessione intorno alla percezione dell’alterità, dello spaesamento che può generare l’incontro con l’altro.

– il tema del viaggio o la figura del viaggiatore potranno venire analizzati in una prospettiva comparativa: si potrà ad esempio cercare di capire in quale misura l’Africa raccontata negli articoli e racconti di Buzzati dialoga con l’Africa descritta da altri scrittori del suo tempo.

– su un piano formale, si potranno studiare le forme adottate per la scrittura del viaggio. Come si articolano in particolare le produzioni che implicano la forma orale, scritta e l’immagine nella scrittura del viaggio, come accade per esempio in Poema a fumetti?

– ci si potrà inoltre interrogare su cosa accade al testo buzzatiano quando esso ‘viaggia’ da una forma all’altra: è quanto avviene per i racconti in seguito trasformati in opera teatrale, oppure è quanto avviene per il lungo racconto La Famosa Invasione degli Orsi in Sicilia di recente adattata in un lungometraggio di animazione da Lorenzo Mattotti. Si tratterà di capire le ragioni di questo viaggio del testo, che l’autore di quest’operazione testuale sia Buzzati stesso o un altro interprete.

– si potrà studiare la traduzione di testi buzzatiani come viaggi all’interno di una lingua o in lingue diverse. Si tratterà ad esempio di capire per quale pubblico è stato pensato il testo di arrivo, sulla base delle scelte traduttive effettuate. Potranno inoltre realizzarsi studi sulla lingua buzzatiana, per approfondire in particolare l’apporto dei termini regionali nella produzione di Buzzati come colori che ci guidano nella geografia dello scrittore. Questo aspetto si potrà affrontare anche in ambito traduttivo.

Le proposte di contributo, di 200 parole circa, dovranno essere inviate con una breve nota biobibliografica entro il 10 novembre 2020 ai membri del comitato scientifico, ai seguenti indirizzi:

Delphine Gachet : Delphine.Gachet@u-bordeaux-montaigne.fr

Cristina Vignali-De Poli : cristina.vignali-de-poli@univ-smb.fr

Alessandro Scarsella : alescarsella@unive.it

Silvia Zangrandi : silvia.zangrandi@iulm.it

Le proposte selezionate verranno notificate entro il 30 novembre; gli articoli dovranno essere trasmessi entro il 28 febbraio 2021, in vista di una pubblicazione nell’estate 2021.

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